Nerino

scritto da enzoemme
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Autore del testo enzoemme

Testo: Nerino
di enzoemme

Il gatto Nerino 

Nerino non aveva mai imparato a correre dietro ai topi.
Li guardava passare come ombre veloci, e ogni volta pensava che forse non era fatto per inseguire niente.
La mamma lo nutriva di nascosto, con piccoli gesti che nessuno avrebbe visto, e ogni volta gli diceva che un giorno avrebbe capito chi era davvero.

A Nerino piaceva il muro di cinta.
Era fresco, ruvido, e da lì il mare sembrava più vicino.
Passava ore a immaginare il rumore dell’acqua sotto una barca, il vento che gli spettinava il pelo, la linea dell’orizzonte che non finiva mai.

La mamma, un giorno, decise che così non poteva andare.
“Un gatto deve cacciare”, pensava.
“Un gatto deve essere gatto.”
Così prese Nerino e lo portò dal vecchio del paese, quello che tutti chiamavano il Saggio, anche se nessuno ricordava più perché.

La barca rossa rovesciata era ancora lì, come sempre.
Ma il vecchio non c’era.
Allora madre e figlio si misero a cercarlo nei dintorni.

Lo trovarono subito.
Era seduto al fresco del muro, lo stesso muro che Nerino amava.
Guardava il mare senza muovere un baffo.
E teneva una zampa appoggiata sulla pietra, come per ascoltare il fresco che veniva dal muro.

Era lo stesso gesto che Nerino faceva da sempre, senza che nessuno glielo avesse insegnato.

La mamma si fermò.
Guardò il vecchio, guardò il figlio.
Capì.

Strinse Nerino forte forte, come quando era piccolo, e senza dire nulla tornò verso casa.
Nerino non chiese spiegazioni.
Aveva visto negli occhi della mamma che qualcosa era cambiato.

Quella sera, mentre il sole scendeva dietro il porto, il muro di cinta sembrò più grande, come se potesse contenere tutti i sogni che un gatto non cacciatore aveva il diritto di avere.

Nerino testo di enzoemme
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